Il piano dell’opera

Parole come pietre, plasmate insieme al magma incandescente e al fango nella notte dei tempi, quando i Colli Euganei erano vulcani.
Parole antiche, immagini incantate, che come radici d’albero succhiano linfa a rinnovare la chioma.
Terra d’alchimie, vecchi chiusi come trachiti dentro pregiudizi e timidezze.
Come duri quarzi che proteggono la loro bellezza, temono tutto quello che è diverso dal loro mondo, e quando gli si chiede delle “storie di ieri” tacciono, preoccupati di essere derisi. Il loro antico orgoglio è scombussolato dal mutare veloce delle cose, dai figli che hanno lasciato una terra dura da far fruttare per un lavoro in albergo o in fabbrica. I figli se ne vanno e loro non sanno più in che cosa credere.
Ridono, così, delle storie che vanno a raccontare, ma i loro occhi e le loro voci svelano che quel riso non è che il tentativo di un’emancipazione, ridotta spesso a macchina e televisione.
La loro chiusura, allora, è speranza ed illusione di “durare” per tramandare i loro sogni.
Ma quando parlano, brillano le pietre del passato, e ne viene una sicurezza che, come la durezza del diamante, fa affondare le radici di chi ascolta in qualcosa di saggio e di immutabile. Il loro fascino, che non conoscono, è in quella conchiglia chiusa cullata ancora nel mare ancestrale del tempo in cui acqua e fuoco avrebbero lentamente formato i Colli e la loro terra.
A scalfire questa pietra si scoprono dentro sentimenti appas-sionati, paure bambinesche, desideri magici, e che succeda un giorno quel miracolo che cambi la miseria finalmente in fortuna! Poiché sono consapevoli della fame che li ha sempre perseguitati.
Ascoltiamo, dunque, quel che dicono i loro silenzi, le pause, i gesti senza parole, i sospiri… i misteri che non vogliono raccontare.

* * *

La raccolta è così divisa:

«Fantastico dell’800», che crea perplessità di fronte a un fatto incredibile, ma che può anche lasciare una spiegazione razionale:

L’Anita di Teolo
I soldati delle Fiorine
Il Disertore
Il Vecchio e la Morte
Il Pra’ delle Fate
La Gobba
La Anda

«Racconti Fiabeschi», che raccontano della gente del luogo dove i fatti si sono “svolti”:

Il tesoro delle Fate
Il Diavolo
Streghe
Benin, Benon, Benateo

«Giovanni il visionario»: una figura d’uomo-bambino che crede negli esseri fatati, che li vede e fa da tramite tra il fantastico e il reale, essendo lui stesso a cavallo tra realtà e fantasia:

Giovanni il visionario
Il Salvanello
Incantesimi
La prova dell’Orco
La cassa nuova
Il camino di Castelnuovo
Presagio
Fora de qua!

«Brevi storie» di persone che hanno lasciato nella memoria locale il loro ricordo:

Storia di Marietta
La Pasqua di Voltesea
Il mostro del Canal Morto
Zoccolin
Un piccolo Koan

Dopo che Pietre euganee andò in stampa, nel 1993, scrissi Appena prima dell’alba, storia comunque raccolta precedentemente durante la ricerca del “magico” sui Colli Euganei. Ancora una volta, mi imbattei in un caso umano. Molto materiale di allora conservo nel mio archivio, e come allora una specie di scatola segreta lo preserva. Ogni tanto, come dal cappello di un mago, esce una voce, un ricordo, una storia, quasi autonomamente. Volutamente ne ho lasciate nascoste là dentro, poiché lo Spirito non dimora nei concetti, ma nelle azioni e nei fatti, anche nell’occasione giusta per esprimerli, concretizzandoli. Come l’attuale Fiaba di guerra e d’amore, scritta per la Mostra sul presepe in trincea, le cui parole e immagini si sono formate in quel calderone di mago nascosto ancora nel bosco. La prossima pozione attende altre storie.

Alessandra Viola

9 dicembre 2014

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